Amsterdam-dic.2010

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giovedì 6 ottobre 2011

Perso il sentiero?

...tutta un'Italia-presepio di personaggini agitati che corrono in mille direzioni, indaffaratissimi a fare niente, molto molto impegnati a creare e ad esprimere il nulla.  Mani si stringono senza toccarsi, sguardi s'incrociano senza fuoco né senso alcuno... Cosa siamo diventati? Dove ci siamo persi? Quando è cominciata questa pantomima, quand'è che ci siamo accorti di non aver più alcuna prospettiva se non quella di girare a vuoto presi dal nonsenso del nostro fare?  Urge riprendere in mano la mappa e capire dove si debba andare.  Non il navigatore, no, che quello addormenta la consapevolezza e distoglie dalla libertà di scegliere un percorso. 

Ritroviamo la pennellata del sentiero che avevamo noi stessi segnato.  Sentiamoci responsabili, con la creatività che ci resta, con la spontaneità che ancora ci caratterizza, di fronte ad un'umanità che da noi potrebbe avere qualcosa da imparare.  Non fummo proprio fatti per viver come bruti!  Noi no.

E che brutta Italia siamo diventati: le lenzuola sempre stese al sole non sono più bianche, ma di un grigio scialbo sventolano nell'aria umida e malsana, senza eco dei bei tempi andati, delle nostre stagioni di sentimento, di allegra incoscienza.  Pieni di noia per tutto, ci agitiamo per un nonnulla: ma noia e agitazione non danno spazio alla rabbia, alla rivolta, alla nostalgia che da sempre ispirano nuovi cammini.  "Il faut être  absolument moderne" risuona la voce del poeta - come un nuovo amico spesso ci ricorda.  Ritroviamo il sentiero per la modernità, non ci tiriamo indietro di fronte alla possibilità che la crisi planetaria ci offre di ispirare il cambiamento, a sollievo di tanti e tanti sistemi!

Non lasciamo amaramente che chi sta cominciando appena si avventuri su altri percorsi, lontano da questa terra di figuranti da presepe inutilmente impegnati ad omaggiare il primo imperatore di passaggio.

venerdì 10 giugno 2011

I miei libri...

 ...guardo i miei bei libri sullo scaffale, e mi accorgo che soltanto fino a quelli degli anni '80 le edizioni sono belle, rilegate in tela, carta piacevole da toccare, talvolta arricchite con belle tavole di foto o immagini; i miei libri degli ultimi 20 anni, invece, appaiono piccoli, modesti, molli le copertine e senza senso la carta, dozzinali direi, non più oggetti piacevoli da tenere tra le mani con compiacimento ma, come pacchetti di fazzoletti di carta, utili finché durano poi quasi sempre tranquillamente cestinabili.  E trovo questo interessante articolo di un amante dei libri come me...

 

 

mercoledì 11 maggio 2011

Redemption Song (Celebrating My Friend Bob)

Stavo tornando da scuola, con la corriera.  Era un giorno di maggio del 1981 - avevo 15 anni.  Non ricordo molto di quel periodo: alti e bassi di autostima, specchi amici e nemici a seconda dell'umore fluttuante e cinico, poche amicizie e molti libri.  Mi svegliavo presto in quel periodo.  Alle 7 in punto l'autobus partiva da Colleferro per essere un'ora dopo a Velletri, dove era la mia scuola.  Sul bus, simpatie, battibecchi, l'indolenza degli adolescenti che non è mai stanchezza, pettegolezzi e spintoni.  Il "fattorino" che controllava gli abbonamenti e, seduto sul suo trespolo, faticava a tenere a bada l'allegra irruenza della nostra età.

Un giorno di maggio del 1981, Luciano detto Melanzana sale sull'autobus con gli occhi rossi. - E' morto Bob - mi dice fra i singhiozzi, raccontandomi la storia di questo giamaicano dal volto buono, e mostrandomi sul suo diario degli adesivi.  Ricordo quello con la copertina di "Babylon by Bus".  Un po' come l'autobus sgangherato che ci stava riportando a casa.

Ognuno di noi aveva un suo musicista preferito, allora.  Luciano aveva Bob, e Bob non c'era più.  Per la cronaca, il mio all'epoca era Rod Stewart (più per il personaggio sexy che altro, a dir la verità).  Avrei scoperto Bob un po' più tardi, apprezzandolo per le parole di pace, i ritmi distesi, il messaggio universale e "dal basso" di fratellanza e semplicità.  Rivedo poi Bob e l'amico Maurizio a braccetto, nel sole, grandi e dolorose storie che s'intrecciano...

Nel 1991 con mia cugina ero finita a Davenport, nell'Iowa, ospite di amici.  Una sera andiamo in un pub dove, un paio di volte a settimana, i miei amici suonavano con 3 chitarre per raggranellare qualche dollaro.  Vengo invitata a strimpellare con loro una canzone, la scelta cade su "No Woman No Cry".  Il più grande onore per me, suonare e cantare la musica di Bob in quel mondo lontano, fra gente praticamente estranea, eppure sentire tutti insieme quel richiamo di pace, vivo più che mai.

Sarebbe bello, oggi, se tutti noi cantassimo, anche solo per 30 secondi, uno dei tanti motivi che ci ha lasciato Marley, patrimonio dell'umanità.  Per celebrare a modo nostro 30 anni dalla sua scomparsa.
E a me sembra ieri...